giovedì 14 ottobre 2010

I GIUDICI CHE NON CI SONO

La carenza di magistrati nelle procure del sud.

Le chiamano Procure difficili o disagiate. Si trovano al Sud, tutte al Sud. Nessuno ci vuole andare e chi ci va perché costretto, appena può se ne scappa. L'ultima in ordine di tempo è la Procura di Enna rimasta senza nessun sostituto procuratore. Sede giudiziaria scoperta. A lavorare è rimasto il solo procuratore capo Calogero Ferrotti, senza nessuno dei 4 sostituti previsti in organico; quando si dice farsi in quattro. E poiché la vita va avanti, i crimini continuano e i fascicoli si accumulano. I reati non si fermano, e anzi aumentano. I tempi di prescrizione invece restano invariati, quando non vengono ridotti.
Ecco che il procuratore capo Calogero Ferrotti si trova da solo a gestire gli oltre 7000 fascicoli annuali. Enna fa parte, insieme a Nicosia e Gela, del distretto delle Corti di Appello di Caltanissetta: in tutta questa zona non va meglio. Su 12 magistrati, 11 sono assenti. Latitanti per dirla con un ossimoro. Perché lì nessuno vuole lavorare. Ad Enna, l’unico pm presente negli ultimi 2 anni, Marcello Cozzolino, ha già fatto e ottenuto domanda di trasferimento, mentre a Nicosia il procuratore Carmelo Zuccaro lascerà a fine mese alla volta di Catania e il pm Manuela Di Cento ha già fatto domanda di trasferimento, ottenuta per il 30 settembre.
E allora, grande gaudio, ecco l’annuncio: in arrivo ci sono tre magistrati ordinari in tirocinio a Enna; uditori giudiziari: ragazzi appena nominati magistrati che come primo incarico vanno a farsi le ossa in Sicilia. Sperando di non rompersele. Lo rende noto un comunicato del CSM, spiegando che ''Il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti (neo nominato e appartenente all’UDC) , in relazione alla situazione della Procura della Repubblica di Enna, ha ricevuto dal Procuratore Generale di Caltanissetta, Cons. Roberto Scarpinato, l'assicurazione di una urgente applicazione distrettuale di un magistrato presso quell'ufficio, afflitto attualmente dalla scopertura dell'intera pianta organica dei sostituti”. Il problema intanto, è che questi tre ragazzi – tirocinanti - uditori giudiziari arriveranno ad Enna nell’aprile del 2011. Fino ad allora, il procuratore capo sarà da solo. A Nicosia i prossimi due arriveranno fra 3 mesi. E a Caltanissetta il lavoro non manca, visto che, ad esempio, ci sono le indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino.
In anni di feroci polemiche sui tipi di sentenza, o sui poteri del pubblico ministero, o sui conflitti fra i poteri dello stato, stando ai dati, qualche problema la magistratura ce l’ha. ''Il Vice Presidente (sempre Michele Vietti –UDC-), in un colloquio con il Ministro della Giustizia On. Angelino Alfano, ha assicurato la massima attenzione del C.S.M. per la situazione di tutti gli Uffici di Procura gravati da scoperture di organico, compatibilmente con le competenze consiliari e le limitazioni imposte dalla normativa tutt'ora vigente''.
Ma quale normativa? Perché nei conflitti fra governi di diversi colori, Consiglio Superiore della Magistratura e Associazione Nazionale Magistrati, come al solito, chi ci rimette è sempre la collettività. Perché la Costituzione ci dice che il giudice è inamovibile, ma è il CSM a disporre sulla mobilità dei giudici, anche se, ovviamente, solo secondo quanto prevede la legge. E fino al 2006 l’attribuzione ex lege delle sedi era collegata al punteggio in graduatoria. In questo modo, nelle sedi più svantaggiate, come quelle siciliane, dove le condizioni ambientali e di lavoro sono spesso davvero ostiche, dove le collaborazione della società civile è più rarefatta, dove la criminalità organizzata è più forte, arrivavano i giudici di prima nomina. Non certo navigati procuratori. Ne nacque una polemiche e l’allora Guardasigilli Mastella stabilì, con una legge transitoria di attuazione da completarsi nel 2014, che un minimo di esperienza serviva. Il fatto è che poiché a decidere sull’attribuzione delle sedi è il CSM e non il governo, la situazione, come vediamo, non fece che peggiorare. E allora ecco che nel 2008, con il nuovo governo, si cambia la legge. Alfano introduce incentivi economici e di carriera, per stimolare la presenza nelle sedi disagiate, ma gli effetti sono quasi nulli. Infatti la categoria delle “sedi disagiate” è stata impostata con dei requisiti troppo larghi: in questo modo vi sono rientrate anche procure come Sanremo, Belluno, Gorizia e Lodi, che certo non sono Reggio Calabria e Caltanissetta. Inoltre tali incentivi sono stati estesi anche alla categoria della “giudicante”, e non solo alla “requirente”. Ma poiché con la riforma delle separazione delle carriere all’orizzonte e un futuro sempre più incerto per i pubblici ministeri del futuro, a parità di condizioni in molti hanno scelto di far parte di chi giudica e non di chi indaga. Emblematica la storia di Francesco Cascini, magistrato di prima nomina a Locri, dove è stato dai 25 ai 29 anni. Da quella esperienza quadriennale ne è nato un libro, "Storia di un giudice - Nel far west della 'ndrangheta”. Il suo racconto narra come, dopo qualche settimana dal suo incarico, cominciarono ad entrare nel suo ufficio circa 150 nuovi procedimenti ogni mese, che si andavano ad aggiungere ai quasi 3000 procedimenti arretrati. Ogni 3 settimane il sostituto procuratore faceva un turno per 7 giorni consecutivi, e quasi tutti i giorni ero impegnato in udienza o in Corte d’Assise. Per Cascini l’alternativa era o non dare risposte, o darle con molto ritardo, o scegliere tra le risposte quelle più urgenti relative ai fatti più gravi, o dare molte risposte, ma alcune inevitabilmente sbagliate o superficiali. Potrebbe essere una sua opinione, anche se d’altra parte, è un fatto che in 19 anni in tutta la procura di Reggio Calabria, ci sono state 2 sentenze per corruzione e 1 per concussione. Ci piacerebbe che ciò fosse lo specchio della realtà.

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