lunedì 4 ottobre 2010

TESSERA DEL TIFOSO: SFIDA FINALE

Sicurezza o schedatura preventiva. Come stanno le curve a un mese dall’introduzione?


Ogni fede ha il suo tempio e quelli del calcio sono gli stadi. Cosa succede se ai fedeli viene negato l’accesso? Con l’introduzione della tessera del tifoso, a molti fanatici delle squadre è interdetto l’ingresso ai santuari del tifo. Le conseguenze si stanno propagando in tutto l’ambiente. Gli abbonati, rispetto alla scorsa stagione, sono diminuiti del 20%. Circa 70mila persone hanno rifiutato questa anomala “schedatura preventiva”. Fossero tutti criminali violenti vorrebbe dire che in Italia c’è un esercito pronto a devastare e distruggere. In tutta la storia del Novecento italiano non c’è stato un movimento giovanile trasversale e di massa di pari entità, originalità, imprevedibilità e durata. Molteplici le funzioni sociali che le curve degli stadi hanno svolto e svolgono nella nostra comunità: assorbire e dissipare l’energia umana, distrarne le potenzialità critiche e di riflessione autonoma, ma anche dare fondamento ad un senso di appartenenza ormai lontano da periferie, territori e fabbriche. Il movimento ultrà, dopo aver resistito per 40 anni alla commercializzazione del pallone, è però ora arrivato ad un bivio decisivo.
L’11 novembre saranno 3 anni che è morto Gabriele Sandri. Da allora opposte fazioni e tifoserie rivali si sono spesso trovate unite contro il nemico comune: lo Stato e il suo braccio operativo, le forze dell’ordine. Ora, in questa travagliata estate, in attesa dell’attuazione della tessera del tifoso, i gruppi hanno imposto la parola d’ordine: “O dentro o fuori”. Chi si tessera si macchia di infamia. Perché la nuova tessera divide le curve in buoni e cattivi, conferisce poteri illimitati alla Digos. Prima si poteva procedere all’arresto anche senza flagranza di reato e costringerti a firmare in questura per la vita, senza passare da un magistrato. Adesso è limitata anche la libertà di consumo. E siccome non tutti gli juventini sono a Torino, gli interisti tutti a Milano, o siccome i tifosi del Napoli non sono solo a Napoli, i problemi non scompaiono. Un tifoso di Ibrahimovic che lavora a Roma, come può andare a vedere la propria squadra in trasferta? Semplice! Fra i tifosi avversari. Tranquillizzante.
Gli Ultras sono al capolinea. I prezzi dei biglietti aumentano, le curve si chiudono, le telecamere negli stadi non inquadrano solo la partita. C’era una volta una pubblicità che diceva: “I tifosi in trasferta valgono doppio”. Adesso, quanto è il doppio di zero?
La tessera è un po’ microchip, un po’ strumento di fidelizzazione commerciale e di analisi di marketing, come le carte fedeltà dei centri commerciali. Il Ministero dell’Interno, tramite l’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive fa sapere che “la tessera del tifoso è uno strumento di fidelizzazione adottato dalle società di calcio. Il progetto lanciato dall’Osservatorio ha l’obiettivo di creare la categoria di tifosi ufficiali”. Compresi anche i bambini che vanno allo stadio con i nonni.
Le tessere emesse sono circa mezzo milione. La classifica di questo strumento mercantilista è dominata dal Milan, società guidata dal presidente del Consiglio dei Ministri; ministri fra i quali c’è anche il titolare del dicastero dell’Interno. 220mila tessere rossonere. Segue l’Inter con 50mila. Poi la Fiorentina con 25mila e la Roma con 20. Sull’altra sponda del Tevere, i tifosi della Lazio, insieme a quelli di Ternana e Atalanta, hanno deciso di sciogliere i gruppi organizzati. La contrarietà dei bergamaschi si è anche fatta sentire con scontri e tafferugli contro il titolare dell’Interno. Ma contrario è anche il presidente della Uefa Michel Platini: “Non mi piacciono le schedature”, come anche il nazionale Daniele De Rossi: “Più che la tessera del tifoso servirebbe la tessera del poliziotto”. E via con le polemiche. C’erano una volta gli striscioni, le coreografie, i tamburi, i fumogeni e i bandieroni. Ora si scrive sui muri: “No al calcio moderno”,“Ci cacciate dagli stadi ci vedrete nelle
strade”, “Ultras No Profit”. Sarà che il gioco del calcio, diventato spettacolo, da palliativo del disagio ne è diventato esaltatore. Da strumento di aggregazione popolar-nazionale ne è diventato misura della disgregazione sociale. Ora che gli Ultras, estremisti per definizione, avranno difficoltà ad entrare sugli spalti, dove riverseranno le loro energie?

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