martedì 23 novembre 2010

NUOVO PROGRAMMA SPORTIVO DELL'ETERE ROMANO


venerdì 19 novembre 2010

Daily Shot

BREAKING NEWS.
Il ministro per le pari opportunità annuncia le dimissioni dal governo.
Bocchino: "La Carfagna non è argomento che ci riguarda". Il contrario sarebbe stato impossibile.

mercoledì 17 novembre 2010

TEATRO: “Impossibili” - ASTRI EMERGENTI NELLE NOTTI DI SAN LORENZO

In scena una “affabulazione tragicomica per un coro di attori che cantano”
Impossibile che sotto la sopraelevata della tangenziale si segua una stella. Impossibile trovare un posto senza prenotazione. Impossibile allora non raccontarvi lo spettacolo dei Fòóls, giovane e promettente compagnia teatrale che gestisce la Sala Pintor, e ogni tanto, per nostra fortuna, ci si esibisce. “Impossibili” è il titolo della loro esibizione. Eccezionalmente pervasiva. Impossibilmente affascinante.



In via dello scalo di San Lorenzo  questi sei ragazzi (Valeria Berdini, Giulia Nervi, Luigi Orfeo, Stefano Sartore, Martina Spalvieri e Jessica Ugatti) hanno costruito e gestiscono quotidianamente uno spazio per loro e per altri artisti che vogliono esibirsi, e che, su richiesta, affittano. Ma di questo passo, i giovani attori, non dovranno concedere ancora a lungo in locazione la Sala Pintor per conferenze; molto presto l’ambiente sempre pieno dove in questi giorni si sono esibiti, non potrà più contenerli. “Impossibili” è uno spettacolo scritto da Rosa Masciopinto e Giovanna Mori, alias Opera Comique, nel 1995, dopo la prima delle vittorie elettorali di Berlusconi. Da allora, alcune cose sono cambiate, e altre meno.
Così, in alcuni fine settimana, da questo gennaio, i Fòóls ne re-interpretano, sotto la regia della sola Masciopinto, la sostanza, composta da sarcastici encomi patriottici e autoreferenziali riflessioni sulla solitudine. Una trama, stocastica all’apparenza, ma flebilmente e molto argutamente solcata da un unico filo conduttore. Dall’evasione dalla filosofia del gregge, anche elevandosi al di sopra degli “archetipi” (rappresentati da maschere di scena, come mi spiega Luigi Orfeo..) è “impossibile” raggiungere la propria stella.
L’irriverente sceneggiatura colpisce e affonda patria e religione. Una volta che ce ne si è emancipati, però, questi due bastioni del cosiddetto “Uomo Moderno” generano la solitudine che con tante similitudini gli attori ottimamente irridono; nella consapevolezza della sua essenza inguaribile. Da qui, nessuna pietà per le degenerazioni: la ricerca dell’amore eterno attraverso annunci gratuiti su PortaPortese, la vita virtuale scandita da onomatopee digitali, gli avatar e social network. Non si risparmia nessuno: fra tagliente sarcasmo irresistibile al riso e filantropia massimalista. Scorre talmente fluida la rappresentazione di “Impossibili”che nessuno osa chiedersi le ragioni più radicate e le più profonde motivazioni di questo socialmente e imperituro culto degli idoli, diffuso in ogni strato della società. Ma non importa, perché ci si diverte davvero tanto.
Un coro di attori che cantano, recita l’occhiello della locandina. E cantano davvero, i Fòóls, fra cori da stadio, rap, musiche da discoteca, preghiere e madrigali: la miscela? Talento, Ironia, Consapevolezza e tanto Lavoro per questi acrobati del corpo e della parola.
L’aiuto del Maestro di coro, Lee Colbert, musicista e vocalist argentina, collaboratrice della Stage Orchestra di Moni Ovaia, ha lasciato l’impronta. Ma i 6 ragazzi non danno il tempo di rilassarsi alle note, che continuano ad incalzare senza soluzione di continuità, per poco meno di 90 minuti, fra improvvisazione, commedia, recital e sarcasmo. Un musical polifonico, che “un ammmmerrecano se lo sogna”, direbbe chi sui luoghi comuni italiani ha scritto la storia del teatro. Una combinazione di taglienti destrutturazioni, di consequenzialità logiche, di ricorrenti anacronismi, doviziose onomatopee.  I rituali, le credenze e le abitudini del personaggio italiano medio, raccontanti dall’Opera Comique attraverso il surrealismo e l’alienazione, conducono, dopo lo smarrimento dei tradizionale feticci e delle ricorrenti certezze (Madonna che piange sangue, la Nazionale che vince il mondiale ecc ecc.) Lei.. Lei chi? Lui!!! Ma Lui chi?? Io!! E Io?? Pure!!.. Trascinano Lei, Lui e, quindi, tutti noi, ad inseguire una stella, che è così lontana, che forse non c’è. Impossibile?? Forse…

Prossime repliche il 10 e 11 dicembre
Impossibili - Sala Pintor - via dello Scalo di San Lorenzo, 67
Tel. 06. 45448035/339.7391981 - ifools@yahoo.it - salapintor.altervista.org

martedì 16 novembre 2010

Daily Shot


Brescia. Gli immigrati dalla cima delle gru su cui sono saliti lanciano cemento e urina sulle forze dell’ordine. Il paradiso non è mai stato così vicino.

Victoria Cabello: "Scusi, ma per lei cos'è un atto impuro?" Carlo Giovanardi: "Atti impuri per me sono solo i rapporti con gli animali. Tutto il resto è puro". Esultano i chierichetti.

Rocco Siffredi: “Il premier è malato di sesso, ma io posso aiutarlo! Lo capisco, anche se a livello di perversione mi ha superato”. Chissà che anche qui non spadroneggi la legge della elle. Superare per superare..

La Ferrari perde il mondiale per un errore di strategia. Maroni: “Montezemolo si dimetta”. Lo stratega serve a sinistra.

venerdì 12 novembre 2010

L'IMPORTANZA DELL'INTELLIGENZA

 vi riporto questo link, così per gradire..

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/5690-con-la-quinta-di-seno-donne-piu-intelligenti

Con la quinta di seno donne più intelligenti  Se il seno è prosperoso anche l`intelligenza abbonda. L`insolita relazione tra misure del decoltè e quoziente intellettivo (QI) è stata individuata da uno studio condotto da ricercatrici dell`Università di Chicago su 1.200 donne. L`indagine voleva sfatare indagini precedenti basati sulla correlazione tra forme abbondanti e minor sviluppo cerebrale. La comparazione tra taglia della coppa e "volontarie" condotta dalle ricercatrici Usa ha invece dato un risultato nettamente contrario. I cinque gruppi di donne, divise dalla prima alla quinta, hanno mostrato che il quoziente intellettivo cresceva di pari passo con la misura del seno. Forse, argomentano le studiose, per una maggiore funzionalità degli ormoni femminili.
di redazione (20/11/2009)

lunedì 8 novembre 2010

Nuovi Trend


Sono perfettamente conscio che  – in uno scenario socioculturale in cui le contaminazioni mediatiche stanno disgregando le più solide basi delle relazioni semantiche – credere in una pacifica e univoca corrispondenza tra significanti e significati sarebbe una infantile ingenuità, ma vedi, amore mio, ciò non cambia il fatto che ti avevo chiesto un cazzo di vodka lemon.[cit]

mercoledì 3 novembre 2010

Diritto di informare chi?

L'autoreferenzialità dell'informazione

Santoro manda a “vaffambicchiere” il direttore generale della Rai, Mauro Masi, che prova a sospenderlo, ne fa involontariamente un’icona e, probabilmente senza saperlo, aumenta l’audience di Annozero.
Viene intercettata una telefonata fra il  vicedirettore de “Il Giornale” Nicola Porro e Rinaldo Arpisella, portavoce del presidente della Confindustria. La sede del quotidiano di via Nigri viene perquisita dalle forze dell’ordine sotto la direzione di un indagine condotta del noto pubblico ministero Henry John Woodcock con l’accusa di violenza provata.
Un giornalista di Panorama registra le sue conversazioni con lo stesso Rinaldo Arpisella, il quale minaccia minaccia, senza poi ottenere causare nessun effetto, salvo, a distanza di mesi, la rimozione dall’incarico di portavoce della Marcegaglia.
Fabio Fazio presenta un nuovo format televisivo insieme a Roberto Saviano, che viene rimandato al mittente da Mauro Masi con la motivazione dei costi eccessivi. In mezzo ci finisce anche Benigni. E Saviano viene automaticamente arruolato nella schiera degli anti-berlusconiani.
Luca Telese de “Il Fatto quotidiano”, in diretta a Radio24, da della “cretina” a Emma Marcegaglia e viene sospeso dalla partecipazione al programma “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani. Telese scrive un articolo sul suo quotidiano dal titolo “Riotta chiama e la Zanzara mi censura”. Il direttore della Radio di Confindustria gli risponde con una lettera aperta e Filippo Facci lo accusa di fare la vittima e insieme rinvangano vecchie querele nate dalla discussione sui capelli con mesches o meno nei biondissimi capelli del giornalista di “Libero”.
Il direttore dello stesso quotidiano Maurizio Belpietro innesca con Marco Travaglio una lunga e complicata discussione sulla tiratura dei rispettivi giornali e se e quanti rimborsi pubblici percepiscono.
Sallusti, direttore responsabile de “Il Giornale” litiga con il direttore de “L’Unità” Concita De Gregorio sul numero di copie vendute.
Questo solo per ricordare gli ultimi episodi che hanno visto giornalisti scontrarsi con giornalisti. Un mondo dell’informazione che parla di se stesso, dove i protagonisti litigano fra di loro accusandosi di faziosità, partigianeria, ricordando episodi biografici di lustri passati, e spendendo torrenti di inchiostro in ridanciane invettive reciproche. Dal teatrino della politica siamo passati al teatrino dell’informazione. Informazione che non informa più. Raccontare fatti, narrare storie, diffondere vicende, sembrano ormai prerogative rimaste a pochi. Sarà che con l’avvento delle comunicazione on-line, dei blog, dei bloggers e dei loro utenti, ormai ci ritroviamo a confrontarci con canali diretti di comunicazione, dove spesso i commenti dei visitatori dei siti internet sono più realisti del re. I fan di Marco Travaglio che accusano Maurizio Belpietro con insulti e invettive, e gli utenti del sito di “Libero” che ricoprono l’editorialista de “Il Fatto Quotidiano” di ogni tipo di poco elegante appellativo.
Se vogliamo, sono gli effetti delle scelte politiche e comunicative degli ultimi 15 anni. Da una parte Silvio Berlusconi ha spesso affrontato in campo aperto e con tutti i suoi mezzi a disposizione l’avversario di turno, politico, mediatico, istituzionale; dall’altra parte i suoi oppositori hanno creato un redditizio mestiere dall’arte di opporsi a lui, istituendo di fatto una corrente politica originale e particolare: l’antierlusconismo. Interi quotidiani, intere redazioni passano l’intera giornata lavorativa (e non solo) ad opporsi, criticare, indagare, sproloquiare sulle vicende personali dell’attuale premier. La verità è che mentre siamo in piena crisi economica, si parla esclusivamente della correttezza etica o meno dello scudo fiscale; mentre ci sono procedimenti in corso sulle vicende Cucchi, Aldovrandi, Sandri e molti altri si parla solo del Lodo Alfano; mentre ci sono milioni di precari e lavoratori a progetto, si parla solo dello scontro pre-manifestazione tra Maroni e la Fiom; mentre il sud sprofonda continuiamo a fare delle dirette speciali da Avetrana; mentre in Germania la Merkel capovolge l’approccio tedesco all’immigrazione e in Gran Bretagna si tagliano 500mila posti di lavoro nel pubblico impiego noi continuiamo a discutere se Annozero debba o meno andare in onda.
Santoro parla di Santoro, i giornali parlano di tv, la tv parla di giornali, i giornalisti si intervistano tra di loro, si querelano, si accusano l'un l'altro di non essere giornalisti: chissà se in mezzo a tutto questo riusciremo a organizzare anche una bella puntata televisiva su che cosa sia rimasto di questa professione, sulla differenza tra informazione e intrattenimento, su che cosa sia una notizia nell’anno di grazia 2010. Perché i giornalisti camminano mano nella mano con la politica, magari ne sono usciti da qualche anno o magari ci entreranno fra qualche mese. La politica è il fratello maggiore del giornalismo e la cronaca il suo giochino preferito: le tre esse dell’intrattenimento (sesso, soldi, sangue) sono delle pilloline da elargire ad un moltitudine dei idealizzati consumatori beoti. Il problema non solo esiste, ma è il più importante che ormai riguardi l'informazione: i nostri telegiornali, che dovrebbero attenersi solo a fatti di pubblico interesse, stanno lasciando che a stabilire i confini di questo interesse sia appunto soltanto il pubblico, o meglio la percezione che ne hanno boriosi giornalisti e direttori editoriali. I notiziari in senso stretto cedono perciò il passo al cosiddetto infotainment e al netto delle idiozie gossipare e degli omicidi seriali (un omicidio in teoria dovrebbe valere l'altro) a giustificare una notizia è sempre più la presenza di un'immagine, di un video, di un particolare che suggestioni anziché informare. Il Tg1, l'altro giorno, ha dato la prima notizia di esteri dopo venti minuti: davvero non era accaduto niente di così importante, quel giorno, nell'intero mondo? Il problema è che ogni barriera tra «importante» e «interessante» è caduta e ogni ciarpame e ogni gossip rosa viene santificato nelle più alte sfere. Medici Senza Frontiere, dopo l'estate 2008, presentò un rapporto sulla presenza o assenza di certe notizie sui media nazionali. Risultato: un mese di colera nello Zimbawe, con la fuga di centinaia di migliaia di persone sottoposte a ogni violenza, aveva meritato 12 citazioni nei telegiornali Rai e Mediaset, mentre l'estate di Briatore ne aveva ottenute 33; un anno di guerra e siccità in Etiopia aveva meritato 6 citazioni mentre Carla Bruni ne aveva ottenute 208. Questo senza tener conto che lo sport e le previsioni del tempo hanno ancora più citazioni, com'è ovvio. La tanto rivendicata libertà di stampa, il diritto ad essere informati, non sembra diventare solo un strumento qualunquista di rivendicazione a volte politica, a volte di categoria?