venerdì 3 dicembre 2010

dei delitti e dei peni

Per ciascuna delle 25 iraniane in attesa di brutale lapidazione, vi sono centinaia di migliaia di donne nell’Africa subsahariana condannate alla sieropositività da scandalose riserve della Chiesa Cattolica in materia di profilassi sessuale. Mi convincerete della superiorità della cultura occidentale il giorno in cui in Campidoglio, accanto alla gigantografia di Sakineh, piazzerete la foto di una di quelle fighette di colore da National Geographic che con la sua tetta avvizzita sfama un bambino grazie alla carica del latte materno e l’energia dell’HIV.
E prendetevi pure cura di Shalit, di Priebke, di Abu Omar, dei detenuti di Guantanamo e di tutti coloro che nelle campagne mediatiche diventano strumenti di pressione in politica estera. Prendetevi pure cura dei diritti di chi non è ancora nato. Di chi non esiste, perchè chi esiste senza essere al servizio strumenale di qualcuno diventa solo un numero da dimenticatoio.
Nelle carceri italiane ogni giorno si supera il record decessi. 116 morti nel 2010 - (aggiornato al 22 ottobre). Pensavo che l’Italia ripudiasse la pena di morte, in qualunque forma, non solo in quella della lapidazione. Davvero una strategia impeccabile per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri.
Che poi la dolce Sakineh non ha solamente tradito il marito. Ha aiutato l’amante ad ammazzarlo. Cosa pensa di Sakineh il popolo di americani e americanofili che ha guardato il pubblico istituzionalizzato giustiziare Teresa Lewis nello stato della Virginia il 23 settembre scorso per aver pianificato l’assassinio del proprio marito?
Non mi sembra che Amnesty International abbia condannato questa esecuzione capitale. E voi avete sentito qualcosa? O piuttosto, non avete sentito troppe e troppe volte le più svariate organizzazioni internazonali sproloquiare sul rispetto dei diritti umani? Sugli accordi raggiunti? Sui pactum de contrahendo?
Un'ipocrisia da delitto. E un'ipocrisia da pene.

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