venerdì 14 gennaio 2011

Miele Millefiori per quei beati che ancora Mirano i fiori

Mi piacciono i sindacati. Sono dei carinissimi oggetti di antiquariato. Ogni tanto li puoi ancora usare, e magari trovare la comodità incastrandoci il tuo pigro deretano come faresti in quei bei divanetti dei decenni passati.
Non so quali mi piacciono di più. Forse le organizzazioni dei lavoratori che nell’Atac indicono gli scioperi solo i prefestivi venerdì, giusto per allungare il weekend, tempo necessario per andare a festeggiare con Alemanno e la cricca di parentopoli l’assegnazione dei posti nella municipalizzata.
Forse il sindacato del pubblico impiego, che interrompe i concerti al Pantheon? Mi piacciono, i sindacati del pubblico impiego perché, pur di guadagnare una tessera in più, pur di non scontentare nessuno, per decenni hanno impedito che fra i lavoratori statali venissero premiati i più bravi, i più meritevoli, creando un elefantiaca macchina burocratica dove se vuoi addirittura lavorare sei solo un rompicoglioni.
Perché lavorare, tanto nessun premio e nessuna condanna. D’altra parte, non esiste nessun bravo politico che non abbia una buona riserva di posti da assegnare nel pubblico impiego, magari a capifamiglia di numerosi domestici focolari, in modo da moltiplicare a tassi Malthussiani le schede con il proprio nome nelle urne elettorali.
Forse però il premio va a tutti gli oltranzisti difensori del lavoratori della vecchia Alitalia. Che alla fine, con il clientelismo, i pensionati a quarant’anni, i fornitori dotati di tanta amicizia ci sono costati il fallimento della compagnia di bandiera e tutte le conseguenze a livello economico e politico sulla nostra immagine e sulla nostra sostanza.
Ma stiamo a sindacare su una pausa di 10 minuti? Vogliamo farne una questione nazionale? Invocano la difesa dei diritti essenziali dei lavoratori. Io direi dei diritti sindacali dei soli metalmeccanici. Perché a chi non lo è, metalmeccanico et alii, non lo difenderà mai nessuno. In epoca di contratti a tempo, lavori a chiamata, prestazioni occasionali, retribuzioni a nero e partite iva, fra i lavoratori non è nemmeno possibile trovare il tempo necessario per costruire delle associazioni in grado di rivendicare pause di 10 minuti.
Si d’accordo, il lavoro in fabbrica non è facile, è pericoloso, negli anni maciulla il fisico. Sarà la pausa di 10 minuti a salvare l’incolumità degli operai di Mirafiori?
Il lavoro nelle linee Fiat è lo stesso che svolgono negli stabilimenti francesi e tedeschi, e lì, già da qualche anno l’organizzazione del lavoro è stata aggiornata a nuovi criteri. E in piedi, per delle ore, davanti ai fornelli ci stanno anche i ragazzi che lavorano a nero per 40 euro ogni sera nei risoranti, nei pub. Per 30 euro ci sono i ragazzi che vanno a volantinare. Commessi che vivono con contratti di apprendistato a 900euro per anni. Ma non parlate di ferie pagate, di malattie retribuite, di versamenti all’Inps, dell'isola che non c'è.
Stage, tirocini e anni di incertezza potrebbero probabilmente condurre a ipotizzare addirittura un lavoro dignitoso, semore che tu sia telentuoso e scaltro, mentre molto meno probabilmente porteranno ad una pensione e ad una condizione di lavoratore a tempo indeterminato.
Un operaio della Fiat una famiglia, un mutuo, una pensione può garantirsela. Busta paga, contributi e posto fisso. Tutti gli altri no. E perché devi difendere degli interessi parziali e di categoria in una logica di lotta di classe che non esiste più. Di una categoria che ha più diritti di te, e che ha comunque qualcuno che la difende, a differenza tua, giovane precario?
Ma quale sindacato? Quale sindacato ti proteggerà mai? Tu che hai 18-25-30 anni, ma anche 35, e non fai parte di una di quelle categorie vetero ideologiche quali operai, lavoratori nella municipalizzate dei servizi, nella scuola e nel pubblico impiego, perché devi difendere chi ha più diritti di te?
La bandiera comunista del sadomasochismo sventolava ancora alta sull'ufficio del Kgb.
Però mancano ancora poche ore ai risultati del referendum sull'accordo di Mirafiori

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