venerdì 11 febbraio 2011

Ninetto Davoli

Viene da una borgata, quella Gordiani, che come tante non esiste più. Come non esiste più la sua Roma, il suo cinema, ed è scomparso anche il suo maestro. Pasolini lo scelse dal nulla, perché Ninetto era ed è spirito gagliardo e inquieto; prototipo capitolino dal sorriso sornione, rappresentante per antonomasia lo spirito malinconico e indomabile di borgatare dinastie di romanità. E' un pezzo di storia, non solo di quella del cinema.

Ninetto Davoli ha sempre detto che la sua vita è divisa in due parti, separate dalla morte di Pier Paolo Pasolini, il 2 novembre 1975. Cosa è rimasto del grande intellettuale nella cultura italiana di oggi in generale, e nel cinema in particolare?
Ma guarda potrebbero anche esserci dei registi che ti lasciano pensare a Pier Paolo e che potrebbero fare delle buone cose, ma non è questo il problema. Il problema è che purtroppo oggi si vive un era completamente diversa da quando morì Pier Paolo. Sono cambiate talmente tante cose da allora che quell’espressione sulla vita e su quello che Pasolini raccontava, sarebbe oggi impossibile da raccontare. La vita di oggi… mah che vuoi raccontare, quello che racconti è brutto. Invece quello che raccontava Pier Paolo in Uccellacci Uccellini, in Mamma Roma, nella Ricotta, in Accattone era una espressione della vita attuale di allora, che era da raccontare, perché era il periodo dopo la guerra, quando l’Italia si stava costruendo, ma con molta lentezza, prima che fosse arrivato il cosiddetto consumismo, e da raccontare c’era. Oggi è diverso, e io penso che anche Pasolini avrebbe avuto difficoltà a raccontare la realtà di oggi. E infatti lui nel 1975, quando morì, con l’ultimo film che ha fatto, e cioè Salò, che è il massimo della vergogna nazista, una catastrofe che è la fine del cinema, la fine di tutto, la fine del cinema di Pier Paolo. Dopo la cosiddetta trilogia (Racconti di Canterbury, Decamerone, Le Mille e una Notte ndr) con Salò Pasolini ha chiuso il ciclo del suo cinema

Ora stai per andare in scena con l’Albergo Rosso, spettacolo teatrale che racconta la storia di una famiglia cacciata da Spina di Borgo (per la costruzione di Via della Conciliazione per celebrare i Patti Lateranensi ndr) e spostata alla Garbatella. Una città che non esiste più?
In questo racconto, che presentiamo al Teatro Roma (dove siamo adesso ndr, qualche minuto prima di andare in scena) c’è una storia della vecchia Roma, che è un racconto del 1936 ed è un racconto di verità. Una storia drammatica di questa famiglia che viene spazzata via dalla propria casa, da proprio quartiere, ma senza eccessiva rappresentazione e la violenza non c’è, e se c’è è solo per necessità, perché le persone vivono un momento drammatico nel perdere la propria casa e la propria bottega, con tutti i loro averi. Ma questa storia tragica che mettiamo in scena è una immagine vera ed autentica che rappresenta uno spirito di Roma che non c’è più.

Hai recitato delle parti anche in Romanzo Criminale, sia nel film che nella serie. Se si va in giro per i quartieri di Roma oggi ci sono dei bambini che giocano fingendosi a turno il Freddo, il Libano, il Dandy. Romanzo Criminale è diventato un cult. E’ ancora una espressione di romanità, un racconto della Roma dei romani, o è altro?
Ma guarda io ho fatto sia il film sia la serie, con personaggi di discreto successo, soprattutto Gerardo il Barbaro. Però i ragazzi, i ragazzini di oggi che imitano quei personaggi lì, non li imitano per i personaggi o per quello che rappresentavano, o perché testimoni di quella vecchia Roma. I ragazzi li imitano per quello che facevano; la romanità non c’entra nulla. I racconti sulla romanità  hanno solo alcune punte di violenza, che a Roma non è mai gratuita, ma solo se necessaria. Romanzo Criminale è solo una parte romanzata della città che riguarda una banda di una violenza inaudita, e il cult e le imitazioni sono dovute più alle azioni dei protagonisti che al loro modo di comportarsi. Faccio un esempio: quando ho conosciuto Pier Paolo Pasolini, io avevo 16 anni e lui era una persona grande che mi ha presentato mio fratello, io non sapevo manco chi fosse: lui mi ha guarda e mi fatto una carezza in testa e io ero mezzo intimidito. Se tu oggi fai una cosa così oggi, se fai na scapezza la reazione che ti arriva è... “ A lì morta’…..   A fijo….. a pezzo de….. a fro…..”

A proposito dei rapporti personali con Pier Paolo Pasolini, da più parti si dice che oltre alla relazione professionale ce ne sia stata anche una personale, fino alla sua morte.
In che senso? Chi lo ha detto?

Su più fonti c’è scritto proprio “relazione stabile” fra due persone. Per esempio c’è un libro scritto da Laura Laurenzi, dal titolo Liberi di amare. Le grandi passioni omosessuali del˜900, che racconta la relazione fra te e Pasolini.
Guarda no, no, no. Non c’è stato nulla se non un grande rapporto di grande stima e affetto. Io a Pasolini gli devo dire grazie non una, ma centocinquanta mila volte..

Ma rapporti intimi niente?
Senti, Pasolini è la persona a cui più ho voluto bene al mondo, ma nessun rapporto omosessuale. Il fatto è che la gente è ignorante e non sa un ca….o”. Poi adesso se ne escono così, perché ai tempi non ci dovevano provare. Quando ero pischello, andavo in palestra, e se qualcuno diceva anche solo due parole sbagliate su Pasolini l’attaccavo al muro, non ci pensavo un secondo. Poi lui mi diceva di non farlo, anche perché lui le persone le metteva a posto con le parole. Le faceva diventare piccole piccole..

Pasolini molte volte si è scagliato contro il perbenismo e il moralismo della piccola e media borghesia. Il 13 febbraio si svolgerà una manifestazione “per la dignità delle donne contro Berlusconi”. Cosa ne pensi?
Ma oggi le persone, soprattutto le donne, devono per forza arrivare un traguardo. Perché ci sono le televisioni, lo spettacolo, le radio, i giornali e tutto il resto e molte ragazze si fanno affascinare da questo ambiente qui. Molte si lasciano influenzare da questo mondo, che… vogliamo chiamare artistico?? (e un sorriso compare sul volto di Ninetto..) attrae tante ragazze che farebbero qualsiasi cosa pur di arrivare a….
Io però credo che l’essere umano femminile abbia una tendenza innata ad essere donna, nel senso totale del termine, di esprimersi con femminilità, ed essere oggetto di bellezza estetica, e che lavori per esserlo significato più pieno del termine; questa è una cosa bellissima, purché lo faccia in una certa maniera.
E devo dirti che tante oggi che tante donne non lo fanno con quella carineria da femmine, con quello stile.. A me piace  molto la femminilità, la donna quando è donna. Purtroppo però oggi in molte eccedono, lo fanno con altre espressioni, diciamo escort, anzi no.. a Roma ancora mignotte.. E purtroppo parecchie donne oggi arrivano a comportarsi in una maniera che a me non piace, ma resta il fatto che sono problemi loro, problemi dei singoli, e che non possiamo giudicare.

Quando morì Pasolini tu facesti il riconoscimento del cadavere. Al di là della vendetta politica, di cui Pino Pelosi si assunse fino al 2005 tutte le responsabilità, sono state fatte tante ipotesi. Dal fatto che fosse stato ucciso perché nel romanzo Petrolio che stava scrivendo raccontava della lotta fra Eni e Montedison (tesi di Ruffini e Maccioni), sia perché alcuni malavitosi lo ricattavano per impedire la pubblicazione del film Salò e le 120 giornate di Sodoma(tesi di Sergio Citti)
Ti fermo subito. Sono tutte stronzate. Scrivi proprio così, tutte stronzate!! Non è vero niente. Poi finiamo di parlare della morte di Pier Paolo che è una cosa che mi intristisce e mi fa ribrezzo.
Comunque sia si sono appigliati a Petrolio, ma non hanno detto che quello era solo un libro, degli appunti per un film che voleva fare; no niente di tutto questo. No, tutte cose negative, come il fatto di Salò, di ragazzi che fanno le orge e tutto il resto. Questa è ignoranza e stupidità, e in Italia ce ne è molta.

Sta per uscire il tuo nuovo film “Tutti al mare”. Si dice sia il seguito di “Casotto”.
 “Tutti al mare” è un film con la regia di Matteo Cerami, che i giornali paragonano al seguito di Casotto, che fu scritto dal padre di Matteo, ma diretto da Sergio Citti. Questo è scritto da Cerami padre e diretto dal figlio, ma non è il seguito, anche se può farti pensare a Casotto, perché si svolge al mare, il ristorante al mare, il chiosco al mare, dove succedono tante cose, tutte al mare…. Ma non c’entra nulla col Casotto, dove c’erano tanti personaggi. E’ una storia divertente, speriamo come Casotto..

In Casotto tu facevi il “guardone”…
Nooo.. vedi tu distruggi i personaggi. In Casotto il mio personaggio non era il guardone, era quello che apre il Casotto, quello che mette l’occhio, che guarda, che sarebbe la telecamera, l’occhio del pubblico che entra dentro al Casotto.

Comunque in quel film c’erano tantissimi attori importanti, e poi nella tua carriera hai lavorato davvero con tutti. Chi ti ricordi di più?
Ma ho lavorato con Tognazzi, Michele Placido, Gassman, Totò, Cathrine Deneuve e chissà quanti altri che ora non ricordo, ed è difficile dirlo…

Con qualcuno ti sarai trovato meglio?
Forse quello con cui ho trovato più affinità, che mi ci ritrovo per spirito romanesco, è Gigi Proietti. Quando insieme abbiamo fatto l’Avvocato Porta, fra me e lui c’era un intesa di romanità, nel dialogo, nelle battute, che a volta nemmeno servivano perché andavamo a braccio, ci capivamo al volo. Non posso essere invidioso, non è questione di bravura, perché ho lavorato con tutti e mi sono divertito con tutti, mi ricordo le emozioni che ho provato con Gassman, che mi diceva “A Ninè non rompe co’ sta storia che sei emozionato”, ma anche con Terence Stamp, con Silvana Mangano, con Totò, con Tognazzi, con Rita Valli, però dai, per spirito di romanità mi sono trovato meglio con Gigi Proietti.

Tornando all’attualità, fra i registi hai lavorato con Michele Placido, Stefano Sollima, Marco Martani, Eugenio Cappuccio… Fra gli italiani
Ma io ho sempre selezionato le cose, perché mi devono divertire le cose, sennò questo lavoro è inutile se non ti diverti. Io tre anni fa ho fatto “Uno su Due” di Eugenio Cappuccio, con Fabio Volo, dove sono stato premiato come miglior attore al Festival di Roma e dove mi sono divertito tantissimo, perché ho fatto un personaggio un po’ diverso dal solito di Ninetto. Con Martani nterpretavo lo sfasciacarrozze, che potrebbe essere nel filo più tradizionale per il mio stile, anzi sono proprio io. In Romanzo Criminale ho fatto un personaggio serio, un galeotto, quando invece ho sempre fatto il Ninetto furbetto, paraculo. E’ un po’ diverso, come anche le parti che mi danno ultimamente che mi danno ruoli diversi, sarà che ormai ho messo i capelli bianchi, un Ninetto con la tesata sulla spalle. Ho fatto anche il nonno su un Medico in Famiglia con Lino Banfi, che poi sono nonno da un anno e due mesi, figurati che meraviglia.

Se dovessi scegliere un quartiere di Roma?
Guarda io sono a Cinecittà, e ci sto benissimo, mi piace molto, perché un quartiere popolare, dove si sente il profumo della periferia, dove ci sono anche gli artigiani, anche se purtroppo stanno scomparendo. E’ un quartiere che mi piace molto. “Me piace n’sacco”.. come dicono a Parigi.. E ora devo scappare, sennò non vado in scena.

martedì 8 febbraio 2011

Un irlandese a Roma


Mentre mi avviavo verso il capolinea vedo partire l’autobus. Sono corso alla fermata successiva e sono salito al volo. Mi siedo sugli ultimi sedili in fondo e aspetto che il polmone malborato si riprenda.
Ovviamente non avevo il biglietto; vero come un’arringa di Ghedini che altrimenti l’avrei certamente comprato, ma questa volta ero materialmente impossibilitato. “Mister, ho preso l’autobus al volo…”
Comunque sia, mi siedo in fondo e apro il mio libro con copertina gialla e vistosa intestazione nera recitante “Irvine Welsh”.
Sarà stata quella scritta cubitale anglosassone ad ingannare il controllore Atac, appena salito dalle porte posteriori, mentre altri due suoi colleghi entravano rispettivamente da quella centrale e da quella anteriore. Sarà perché non mi chiede subito il biglietto che all’inizio spero sia la solita comitiva di autoferrotranviari che ritorna al deposito dopo il turno di lavoro. Invece il ragazzetto romano vestito di onorabile divisa Atac e Ray-Ban d’ordinanza è proprio lì per fottermi. Gia vedo la mia mano impugnare la penna e firmare un verbale.
Comunque sia i suoi vetri a specchio si rivolgono al controllo dell’obliteratrice. Funziona, questa volta la cazzo di obliteratrice di biglietti funziona. Sono fottuto.
“Che fare che fare che fare??”…
L’edizione corposa del volume che sto leggendo mi nasconde come la terra nasconde un struzzo. Ma è quella scritta gigante da autore scozzese dalla parte opposta del libro che mi aiuta. L’omino vestito Atac e ray-ban mi guarda, apre bocca e non parla. Comincio a pensare che mi abbia scambiato per straniero..
Poi lo sento che si rivolge a me in inglese:
-         “Hello!!”
Qui qualcosa non quadra. Ah si certo, i miei capelli rosso irlandese.
-         “Ticket pliise?”
-         “……………………….…” – e mentre la mia bocca tace, i miei occhi sono basiti, in testa una lampadina mi si accende -
-         “Ticket pliise?” Ribadisce il controllore in uno stentatissimo inglese, esibendo il tesserino di riconoscimento.
L’occasione era unica, il mio accento british ancora abbastanza oliato e la mia faccia deretanica impaziente a manifestarsi.
-         “Well, I ain’t italian, I didn’t know the ticket wasn’t available directly on the bus, sorry, so, can I buy it know??” E’ solo l’incipt del profluvio di fonetici anglicismi che gli vomito addosso come i vostri succhi gastrici dopo una copiosa abbuffata di vino scadente e montenegro.
-         “No. No possibol. No ticket on bas” Mi sorprende con eccellente eloquio prolisso l’omino in divisa. – “Passport pliise! –
-         “Unfortunately I didn’t take the ID with me, I left it on the hotel, the concierge asked at the arrival but then I forgot it..  e bla bla bla… ”. Certo era buona tanto quel vinaccio, dato che qui sproloquio per alcuni minuti.
Implacabilmente ligio al suo dovere il tutore della legalità della municipalizzata dei trasporti pubblici incalza – “No Passport? Com wit mi”. Si gira visibilmente alterato verso gli altri due controllori e gli dice “Poi semo noi a fa l’incivili, guarda st’inglese che sta senza bijetto...”
Le mie doti di Dubliner sono in via di esaurimento. Gli altri due stanno ancora controllando i passeggeri al centro della vettura. La questione qui ha un’unica soluzione.
-         “Senti ci’, nun so’ straniero, so’ de Roma, er bijetto nu ce l’ho, er documento nemmeno, ma si me porti in questura e raccontamo ‘sta storia sai che zimbello diventi??”
Le porte dell’autobus si aprono in quel momento.
-         La sua bocca si spalanca ma riesce a pronunciare solo tre parole, anche se in perfetto italiano, devo ammetterlo: “Dai scendi. Sparisci”
Mentre mi allontano sulla mia faccia da irlandese compare un lieve sorriso al sapore di nemesi. Dopo anni di pubertà sofferta, mi compiaccio oltremodo che stavolta sia stato qualcun altro a doversi sentire imbarazzato per il colore dei miei capelli.