sabato 16 aprile 2011

VITTORIO ARRIGONI A RADIOMERIDIANO12 - 18 febbraio 2009

All'inizio volevo tenere questa intervista solo per me, ma poi ho pensato che ci sarebbe stato meno egoismo nel pubblicarla. 
La gelosa conservazione sarebbe servita solo al mio ego, a corroborare la viziosa idea che non ne avrei strumentalizzato la vicenda, ad una pretenziosa differenziazione di me stesso dagli altri, perchè io sono diverso, io qui, io lì....
E invece tutto era pubblico per Vittorio "Utopia" Arrigoni, e non vedo perchè non lo debba essere adesso.
Nel riproporre la mia prima conduzione radiofonica non c'è autocelebrazione: lui era disponibile con tutti e rilasciava decine di corrispondenze ogni giorno; non c'è stata nessuna bravura, nè nel contattarlo, nè nella conduzione.
Mi sembra solo doveroso poter celebrare la storia di un uomo, che al di là delle sue idee giuste o sbagliate, ha fatto della purezza d'ideali la sua arma più grande, in vita e in morte

"Ciò che facciamo in vita, rieccheggia per l'eternità"

http://www.youtube.com/watch?v=cnAB0royYc0

In redazione Federica Spognetta, Fabio Ferri; alla parte tecnica Paolo Cobre, alla conduzione Massimo Pittarello e Valeria Berdini.
La prima domanda è sulla visita della delegazione del Parlamento Europeo,
la seconda sulle intimidazione e gli spari con le armi da fuoco da parte dell'esercito israeliano anche al di là del confine.
Nella parte conclusiva chiedo a Vittorio se Hamas fosse in grado di controllare effettivamente il territorio della Striscia di Gaza, e quindi anche i lanci dei missili Kassam sulle città di Askelon e Sderot, motivo ufficiale che ha scatenato l'operazione "Piombo Fuso"





sabato 9 aprile 2011

IN NOME DEL PAPA RE


Storia e religione, fedeltà e tradimento, istituzioni e rivoluzione, famiglia e amicizia. Nello spettacolo “In nome del Papa Re” c’è un intreccio raffinato di questi e molti altri temi.
La Roma papalina è sull’orlo del baratro, non perché Garibaldi arrivi a portare la fine, ma perchè il potere temporale degli ecclesiastici sta finendo.
Un monsignore, con il passare del tempo un prete, alla fine dei suoi giorni un padre, è il personaggio principale di questa commedia di Luigi Magni, interpretato magistralmente da Antonello Avallone, che ne cura anche l’adattamento teatrale. Amico e spalla di Monsignor Colombo è il perpetuo Serafino. (Sergio Fiorentino, o, se preferite, il brigadiere Cacciapuoti).
In questa piece i temi universali vengono aggrediti frontalmente dal sarcasmo fatalista che questi due attori mettono sul palco nei loro ruoli. Due personaggi il cui profilo caratteriale è la parabola del momento storico che stanno vivendo, due figure che rappresentano il paradigma essenziale della vita nella sua più recondita essenza,
E se anche un rivoluzionario, un giovane del suo tempo, figlio illegittimo di un furtivo amplesso fra chiesa e nobiltà perde la vita ricalcando la più classica delle eterogenesi dei fini, - ucciso non in battaglia, ma in una imboscata innanzi all’uscio di casa dal marito pedofilo e pederasta della madre, la quale, per proteggerlo, lo spaccia come amante per anni -, la verità è che “li ribelli moreno sempre a vent’anni, anche quando nun moreno”.
Avallone e Fiorentini sono due colonne del porticato scenico dove sguazzano gli altri attori, che provano a fare il loro, forse con l’ambizione di poterli imitare. Ma Roma è eterna, il Papa è uno, e di attori ontologicamente definibili come tali, che ci fanno ridere anche nella tragedia, ne nascono pochi; poco male, perché pure gli altri, a volte, fanno ridere, ma involontariamente.
Al Teatro Roma, la tragicommedia si palesa anche in platea.