sabato 9 aprile 2011

IN NOME DEL PAPA RE


Storia e religione, fedeltà e tradimento, istituzioni e rivoluzione, famiglia e amicizia. Nello spettacolo “In nome del Papa Re” c’è un intreccio raffinato di questi e molti altri temi.
La Roma papalina è sull’orlo del baratro, non perché Garibaldi arrivi a portare la fine, ma perchè il potere temporale degli ecclesiastici sta finendo.
Un monsignore, con il passare del tempo un prete, alla fine dei suoi giorni un padre, è il personaggio principale di questa commedia di Luigi Magni, interpretato magistralmente da Antonello Avallone, che ne cura anche l’adattamento teatrale. Amico e spalla di Monsignor Colombo è il perpetuo Serafino. (Sergio Fiorentino, o, se preferite, il brigadiere Cacciapuoti).
In questa piece i temi universali vengono aggrediti frontalmente dal sarcasmo fatalista che questi due attori mettono sul palco nei loro ruoli. Due personaggi il cui profilo caratteriale è la parabola del momento storico che stanno vivendo, due figure che rappresentano il paradigma essenziale della vita nella sua più recondita essenza,
E se anche un rivoluzionario, un giovane del suo tempo, figlio illegittimo di un furtivo amplesso fra chiesa e nobiltà perde la vita ricalcando la più classica delle eterogenesi dei fini, - ucciso non in battaglia, ma in una imboscata innanzi all’uscio di casa dal marito pedofilo e pederasta della madre, la quale, per proteggerlo, lo spaccia come amante per anni -, la verità è che “li ribelli moreno sempre a vent’anni, anche quando nun moreno”.
Avallone e Fiorentini sono due colonne del porticato scenico dove sguazzano gli altri attori, che provano a fare il loro, forse con l’ambizione di poterli imitare. Ma Roma è eterna, il Papa è uno, e di attori ontologicamente definibili come tali, che ci fanno ridere anche nella tragedia, ne nascono pochi; poco male, perché pure gli altri, a volte, fanno ridere, ma involontariamente.
Al Teatro Roma, la tragicommedia si palesa anche in platea.

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