giovedì 9 giugno 2011

VOTO DI SCAMBIO. PER UN PANINO


E chi l’avrebbe mai detto. Una volta uno andava a votare per un’ideale, per un principio, insomma per cose alte e belle, oggi invece si va a votare per un panino. O per lo sconto su un Mojito.  Eh sì, è questa la nuova mania del popolo della sinistra: coinvolgere una serie di locali e negozi e offrire sconti e omaggi ai clienti che si presenteranno con la tessera elettorale timbrata, in modo da dimostrare di aver votato ai referendum. Temi come il nucleare e come l’acqua ridotti ad un mercimonio per un panino con il prosciutto.

Ovviamente gli organizzatori, senza troppo coraggio, tendono a non politicizzare l’iniziativa affermando che lo sconto sarà per tutti i clienti che andranno a votare indipendentemente dal sì o dal no… certo, anche perché non sarebbe dimostrabile, ma è anche vero che chi andrà a votare lo farà per votare al 95% per i sì.

Ma facciamo il solito giochino, qualcosa del tipo: “Votate e avrete lo sconto del 10% a Mediaset Premium”. Come minimo avrebbero arrestato Fedele Confalonieri, e i giudici con una ordinanza avrebbero obbligato tutti gli italiani a buttare i decoder del digitale terrestre. Quelli di Sky poi sarebbero scesi in piazza al grido “anche noi offriamo lo sconto”, e Santoro per protesta sarebbe pure rimasto in Rai. Vabbè, si scherza. Ma fino ad un certo punto.

Andate  pure a votare per un panino. Fatevelo fare ben ripieno. E poi pretendete il Mojito con lo sconto di 1 euro. Tanta roba. Tante cose. Fatevi comandare così, questo è il vostro valore: un panino al sapore di ideologia e informazione distorta. 

Su 4 quesiti, 4 informazioni sbagliate: le norme sul nucleare non ci sono più; il legittimo impedimento è stato rigettato dalla Corte Costituzionale per cui non cambia nulla se vince il SI o il NO (è sempre il giudice a stabilire se l'impedimento è legittimo o no); la possibilità per i privati di partecipare agli appalti della gestione del servizio idrico con una remunerazione del 7% fu proposta e varata dall'allora Ministro Di Pietro, si adegua ad un regolamento europeo e si basa sul principio della libera concorrenza: il cibo non lo pagate? sbaglio o è un bene primario anche quello. Ve lo ricordate come erano le poste, l'acea o i servizi di trasporto cittadini prima che fossero liberalizzati? Bene a voi piace così, "felicità, un bicchiere di vino (o mojito), con un panino. Felicità"...

Nessun commento:

Posta un commento